Nel 1864, Jules Verne scrisse un notissimo romanzo, Journey to the Center of the Earth (Viaggio al Centro della Terra), nel quale descriveva un fantastico viaggio nelle viscere del nostro pianeta. Con quel romanzo, sembrerebbe che Verne abbia perso la paternità della fantascienza realistica (fantascienza intesa come anticipazione di un futuro fantastico); ma ad un'attenta critica le cose si presentano diversamente, sebbene sbalorditive.
Il raggio della Terra fu misurato per la prima volta da Eratostene (284-192 a.C.); con questo valore, si può calcolare facilmente il volume della Terra, considerandola una sfera perfetta. Circa duemila anni dopo, nel 1881, von Jolly - tramite la legge di gravitazione di Newton - calcolò la massa della Terra. Se dividiamo la massa della Terra per il suo volume, otteniamo la sua densità media, che è circa 5,5 grammi per ogni centimetro cubico. La densità così calcolata è circa il doppio di quella che la Terra avrebbe se fosse interamente costituita da granito. Dunque, era difficile pensare che il nostro pianeta fosse cavo. Ma Verne non conosceva la densità della Terra, perché scrisse il suo romanzo diciassette anni prima, nel 1864.
Il racconto di Verne fu probabilmente influenzato dalla fantastica "teoria della Terra vuota" (Hollow Hearth) nata in America all'inizio del secolo XIX: il 10 aprile 1818, tutti i membri del Congresso degli Stati Uniti, i rettori delle Università e alcuni scienziati ricevettero una lettera scritta dal capitano John Symnes...
Symnes sosteneva che si potesse raggiungere l'interno della Terra attraverso un buco spalancato al Polo Nord. Per avvalorare la sua tesi, adduceva argomenti che al tempo sembravano convincenti. Ad esempio, che scopo potevano avere le migrazioni degli uccelli verso il nord, se non quello di godere del clima all'interno della Terra? Symnes caldeggiava la sua teoria durante giri di conferenze organizzate come campagne elettorali: ciò gli procurò un notevole impatto sull'opinione pubblica. Alla sua morte lasciò mucchi di appunti, e gli viene attribuito anche il piccolo modello in legno della Terra vuota che si trova all'Accademia di Scienze Naturali di Filadelfia.
In effetti, sia il Polo Nord (raggiunto da Robert E. Peary nel 1909) che il Polo Sud (raggiunto da Roald E. Amundsen il 14 dicembre 1911) erano irraggiungibili all'epoca di Verne e, per quanto se ne sapeva, vi si potevano trovare delle aperture. Così, Verne immaginò che l'ingresso nelle viscere della Terra si trovasse nelle regioni polari, e precisamente in Islanda, dove i vulcani e le sorgenti di acqua calda indicavano attività sotterranee.
Verne, che non era uno scienziato, cadde quindi, piuttosto ingenuamente, in un errore di metodo: a domanda fuorviante (le migrazioni degli uccelli) corrisponde una risposta fuorviata.
Ma anche gli scienziati possono prendere cantonate. La storia della scienza è ricca di insolite discussioni. Ad esempio, l'astronomo Christian Huygens (1629-95), dopo che Galileo Galilei aveva scoperto quattro satelliti di Giove, dedusse con una curiosa argomentazione l'esistenza di piantagioni di canapa sul gigantesco pianeta...
Huygens si pose questa domanda: perché‚ Giove ha quattro lune? E per rispondere alla strana domanda, se ne pose subito un'altra: perché‚ la Terra ha una luna? La funzione della nostra luna - argomentò Huygens - oltre a quella di determinare le maree, è quella di aiutare i marinai nella navigazione. Quindi, se Giove ha quattro lune, su quel pianeta devono esserci molti marinai. I marinai comportano la presenza di navi e quindi di vele e dunque di funi. Le funi, a loro volta, implicano l'esistenza della canapa!
Sì, viene da sorridere e magari da sghignazzare. Tuttavia, questo "strano" ragionamento - data l'autorità scientifica di Huygens - non mancò di ottenere consensi.
Se le domande di Huygens potevano sembrare sensate nel XVII secolo, non è impensabile che fin dagli inizi della storia, qualcuno si sia posto domande del tipo: quali terre ignote vengono bagnate dai fiumi sotterranei che si vedono sgorgare dal sottosuolo?. Ed ecco che l'idea della Terra vuota costituisce una credenza diffusa fin dai tempi più antichi. Secondo l'Iliade, l'Ade, regno dei morti, si trovava nel più profondo della Terra; Enea, Ercole, Teseo, Orfeo, Ulisse vi si recarono da vivi, ed Achille acquistò la sua invulnerabilità quando la madre lo immerse nelle acque dell'infernale Stige. Gli Inferi, con i campi elisi erano confinati nel più profondo della Terra; e questa è pure la collocazione dell'inferno dantesco. I giapponesi attribuivano la causa dei terremoti che devastano la loro isola ad un mostro che dimorava nel sottosuolo, e c'è ancora qualcuno che ci crede...
Si potrebbe osservare che questa è storia passata... ebbene, quanto leggerete fra poco non mancherà di sorprendervi.
Nel 1870, la teoria di Symnes fu ripresa da Cyrus Teed, un altro americano che, nel 1894, poteva contare più di quattromila accaniti sostenitori. E non è finita. Alla fine della prima guerra mondiale, Bender, un aviatore tedesco prigioniero in Francia, trovò alcuni articoli di Teed e ne fu talmente entusiasta che, intorno al 1930, riuscì a riportare in auge la "teoria della Terra vuota" (Hollow Hearth). Con una variante...
Per Bender, la Terra era una sfera le cui dimensioni sono quelle date dalla scienza ufficiale. Lo strato d'aria che costituisce la nostra atmosfera si estende per sessanta chilometri rarefacendosi poi fino al vuoto assoluto del centro, dove si trovano tre corpi: il Sole, la Luna ed una nube di gas azzurrognolo in cui sono presenti quelle zone brillanti che gli astronomi chiamano stelle. Nella teoria di Bender, la nube gassosa prende il nome di universo fantasma. E' notte su una parte della concavità terrestre quando il Sole passa dietro all'universo fantasma, e le eclissi sono prodotte dall'ombra che questo proietta sulla Luna. Noi crediamo all'esistenza di un universo esterno, posto sopra di noi, perché i raggi luminosi non si propagano in linea retta, ma lungo una traiettoria cuvilinea producendo così un miraggio.
E' inverosimile che si possa credere a simili fandonie? Non proprio. Per l'uomo comune, non addentro a questioni scientifiche, l'idea della Terra vuota, intorno al 1930, non era più incredibile dell'equazione di Einstein, secondo la quale in un granello di sabbia è racchiusa un'enorme energia.
In effetti, le nuove idee scientifiche che si presentavano all'opinione pubblica a partire dalla fine del secolo XIX, si presentavano come un'offesa al buon senso comune. Così, si apriva la strada alla conclusione che qualsiasi stranezza potesse essere ammissibile. Prima o poi.
Il primo affronto al senso comune fu portato dal raffinatissimo esperimento effettuato da Michelson e Morley che, nel 1887, portò a concludere che la luce (quella proveniente dalle stelle o da una lampadina) si propaga con la stessa velocità (300.000 Km al secondo) sia che la si misuri nel verso di rivoluzione della Terra, sia nel verso contrario. Questo era un risultato sorprendente, giacché ci si aspettava un valore maggiore quando la Terra va incontro alla sorgente di luce e minore quando la Terra le si allontana. La questione fu finalmente chiarita da Einstein con la sua teoria della Relatività, il cui postulato fondamentale richiedeva che la velocità della luce fosse la stessa per qualsiasi osservatore, fermo o in moto. Tuttavia, le idee della Relatività erano così in contrasto con il senso comune (molte persone ancora oggi trovano assurda la teoria di Einstein), che era più facile ammettere la teoria di Bender: se la luce osservata sulla Terra proveniva dalla nube di gas azzurrognolo contenuta nel suo interno, non si doveva invocare l'incredibile teoria di Einstein in quanto la luce, provenendo dalla nube al centro della terra cava non doveva essere addizionata o sottratta la velocità di rivoluzione della Terra.
Alla teoria di Bender credettero, o finsero di credere, dirigenti del Reich, ufficiali superiori della marina e dell'aviazione e lo stesso Hitler: in ogni caso, le idee di Bender non erano più incredibili di quelle di Einstein, che proponevano un universo quadridimensionale apparentemente incomprensibile. La filosofia nazista intendeva negare esplicitamente che esistesse una scienza ufficiale, oggettiva: esisteva la scienza tedesca, la scienza ebraica e le altre. Lo scopo implicito di questo "credo" era la negazione che potesse esistere qualcosa chiamata verità: se il regime affermava che qualcosa era falso, ebbene era falso. Ecco, ad esempio, un commento di Walter Gross (esponente della Nordic Science del Terzo Reich)...
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Così, sebbene le teorie di Einstein fossero già abbastanza accettate dalla scienza ufficiale, i gerarchi nazisti colsero l'occasione offerta dalla teoria di Bender per negare ogni valore agli studi del geniale studioso ed iniziarono la persecuzione contro gli scienziati ebrei. Molti grandi ingegni come Edward Teller seguirono Einstein nel suo forzato esilio. Si rifugiarono negli Stati Uniti, dove ebbero a disposizione un'enormità di denaro e laboratori attrezzati... una strana lettera del 1818, in qualche modo fece la fortuna della pseudoscienza in Germania (Hitler fu certamente un criminale paranoico, ma pensare semplicemente che fosse così stupido da impegnarsi - con l'operazione Barbarossa - sul fronte orientale, che già era costato l'Impero a Napoleone è ingenuo: fu convito dai deliranti sostenitori dell'occulto del suo Reich. Ma questa è un'altra storia...) e regalò l'energia nucleare agli americani!
Abbiamo detto che la filosofia nazista intendeva negare esplicitamente che esistesse una scienza ufficiale, oggettiva. La filosofia marxista, dal canto suo, si limitava a negare la teoria della relatività: se il regime affermava che qualcosa era falso, ebbene era falso. Ecco, il commento del Giornale astronomico dell'Urss ...
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Ora, provate a riflettere sul fenomeno degli "Ufo"... ci credete? Pensate che la Terra sia stata visitata da esploratori extraterrestri? Credere agli ufo comporta ricadute sociali?