United States Patent
1096102:
The Hollow Earth
Theory
By: Mark Harp
Word from Jeroen Wierda:
| Questo articolo molto interessante di Mark Harp riguarda "The Hollow Earth Theory". Una provocante teoria basata sull'idea fondamentale che la terra è in realtà VUOTA. L'idea è precisamente che ciascuno dei due poli abbia enormi aperture, così che in teoria potreste guardare attraverso la Terra! All'Interno di questa Terra vuota, vi dice che c'è una sfera luminosa che è immobilizzata da forze gravitazionali. Non dirò di più, vi invito a leggere... |
<datestamp: 09-02-1997>
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United States Patent
1096102: by Mark
Harp
Il 25 Novembre 1912, Marshall B. Gardner di Aurora, Kane County, Illinois, USA, sottopose l'applicazione della sua scoperta all'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti. 18 mesi più tardi, il 12 Maggio 1914, l'agenzia federale garantì al Sig. Gardner il brevetto 1096102 degli Stati Uniti, il secondo più importante documento scientifico mai pubblicato. Il suo rilievo scientifico essendo superato solo dalla scoperta del volo meccanico di Orville e Wilbur Wright nel 1903. Per ragioni che anche il Sig. Gardner potrebbe non aver completamente anticipato nel precedente 1900, e che sono ora ampiamente chiare, la sua scoperta sarà presto classificata come il più alto segreto militare di tutti i tempi. Nel 1913, Gardner scrisse il suo libro originale provando oltre ogni dubbio che la nostra Terra è una sfera vuota. L'evidenza era così ampia che continuò a raccogliere prove da studi di astronomia e spedizioni Polari, poi sviluppate nel 1920 con il suo libro di 450 pagine.
Benché sembra non ne fosse consapevole, il lavoro di Gardner era stato preceduto da William Reed, il cui libro di 281 pagine, PHANTOM OF THE POLES venne pubblicato nel 1906 a New York City dalla Walter S. Rockey Company. Una differenza con la teoria di Sig. Reed, sebbene sviluppata con intelligenza, era che aveva mancato di finire il suo ragionamento della forza centrifuga concernente la formazione della Terra. Come risultato, non era mai stato capace di rendere logicamente conto della potente fonte di calore ed illuminazione presente nell'interno della Terra. Gardner, d'altra parte, ha dato ragione di questa fonte. La differenza è che mentre Reed ha confinato la sua ricerca strettamente all'esplorazione Polare, Gardner ha argomentato il suo studio con studi di astronomia. La maggior parte di questo articolo sarà testimonianza degli esperti reali, le persone che disponevano di telescopi enormi e che esplorarono le regioni polari particolarmente vaste e prima misteriose. Ma primo, questa è la teoria del senso comune responsabile per la concessione del brevetto 1096102 per gli Stati Uniti. All'inizio, circa 4 o 5 miliardi di anni fa, quando la Terra era ancora un'enorme palla di gas supercaldi in rotazione, inizio' gradualmente a contrarsi mentre si raffreddava. Le leggi della fisica richiedono che un gas per condensarsi si debba raffreddare; così, rapidamente la sfera rotante di gas rarefatti ha cominciato a concentrarsi mentre continuava la perdita del calore. La propria forza gravitazionale auto-centrata prese a ridurre il diametro della sfera rotante costituita da materiale in raffreddamento...ma solo per una certa estensione. Questa è la grande distinzione logica tra la vecchia inadeguata teoria di formazione planetaria e la scoperta di Gardner. La vecchia nozione porterebbe a credere che la contrazione gravitazionale continuò senza arrestarsi finché la Terra era divenuta una calda massa fusa sotto una furiosa pressione gravitazionale. Mentre un tale scenario indubbiamente costituisce la norma nell'evoluzione celeste di corpi particolarmente immensi, come è il caso di tutte stelle, non costituisce lo sviluppo finale dei tipici pianeti. Il secondo fattore cruciale che presenta difficoltà è la forza centrifuga. Si ricordi che mentre la gravità cerca di condurre tutto il materiale verso il centro, c'è al lavoro una forza opposta, la forza centrifuga. Proprio come un pattinatore ruota molto più rapidamente quando porta le braccia contro il suo corpo, così anche il non ancora contratto proto-pianeta comincia a ruotare più rapidamente mentre diminuisce la sua dimensione. Come l'acqua incollata in un secchio che rifiuta di fuoriuscire se si ruota il secchio velocemente in circolo, così anche questa stessa legge di forza centrifuga del moto tenta di scaraventare tutto il materiale fuori dall'asse di rotazione del pianeta in formazione. Così finalmente, in questa silenziosa lotta titanica tra due forze naturali, un equilibrio è stato scoperto. Quando la veloce rotazione della sfera aveva confinato sé stessa a circa 8000 miglia di diametro, venne raggiunto l'equilibrio tra gravitazionale e forza centrifuga. Ma c'era di più. C'è una speciale caratteristica della forza centrifuga e non dobbiamo trascurarla. L'intensità della forza centrifuga diviene notevolmente minore come questa si avvicina a formare un angolo retto con l'asse di rotazione. Un semplice esempio quotidiano di questo comportamento è l'acqua in un lavabo. Se voi rimuovete il tappo dello scarico e permettete all'acqua di cominciare ad uscire, cosa osserverete? Un vortice o mulinello, uno spazio vuoto circondato dal materiale in rapida rotazione. Ora immaginate questo stesso principio in azione su quel corpo in contrazione che stava diventando la nostra Terra. Ad angoli retti all'asse di rotazione, in altre parole i "poli", la forza centrifuga era notevolmente più debole che altrove, specialmente all'equatore, perciò benché all'equatore della Terra la forza centrifuga poteva contrastare l'avanzata interna di una massa di a circa 8000 miglia di diametro, era notevolmente meno efficace nelle regioni Polari, dove la contrazione si arrestava a circa 1400 miglia. La conseguenza inevitabile di questo compromesso naturale è che il nostro pianeta ha concluso la sua evoluzione e si è solidificato come una sfera cava di 8000 miglia con un'apertura del diametro di 1400 miglia alle Aperture Polari. Ora è a questo stadio della logica che Gardner supera le manchevolezze di Reed. Perché dai suoi studi delle documentazioni astronomiche e fotografiche specificamente riferite a nebulose e comete, Gardner è divenuto consapevole di tutta la verità. Nel centro preciso di queste sfere traslucide c'è una palla incandescente proporzionalmente piccola. Tra questo luminoso globo interno ed il guscio della nebulosa c'è un grande spazio che s'interpone; detto in altro modo, la nebulosa è cava eccetto la sfera brillante nel suo centro. Perchè? Dov' è, allora, un altro punto in cui la forza centrifuga è piuttosto debole, oltre ai poli? La risposta naturalmente è al centro preciso di rotazione, ed una volta di nuovo la logica è così dritta che possiamo esaminare prontamente un comune esempio famigliare per sostenere l'argomentazione. Quale sarebbe il risultato se spruzzaste un strato di polvere sul piatto di un giradischi e quindi iniziaste l'ascolto ad alta velocità? La polvere volerebbe via dal piatto... eccetto per una piccola porzione nel centro preciso. Basato sui suoi studi della nebulose planetaria attraverso l'osservazione di fotografie, Gardner poteva congetturare che il guscio molto spesso della Terra è spesso circa 800 miglia, le Aperture Polari lo attraversano per 1400 miglia, ed il Sole Centrale, di circa 600 miglia di diametro, è sospeso gravitazionalmente (il globo incandescente è bloccato dalla gravità nell'esatto centro planetario). A causa dell'enormità e della curvatura molto graduale dell'Apertura Polare, è impossibile osservarla visivamente; questo è come il fatto che non vediamo che la Terra è sferica. La curva è troppo graduale per poterla osservare. In conseguenza della condensazione quasi continua di aria calda interna con aria molto fredda esterna polare, le Aperture Polari quasi sempre sono coperte da uno spesso strato di nubi. Questo spiega perché quando si osservano dai satelliti le aperture si vede proprio come se là davvero ci fossero le mitiche calotte polari all'estremità della Terra, come richiesto della politica del Governo. Gardner è stato condotto inevitabilmente alla sua monumentale scoperta scientifica dalla quantità di informazioni incoerenti che incontrava continuamente durante i suoi anni di studio, tratti specialmente dalle alte spedizioni Artiche. Fra i numerosi misteri, si ha:
Procederemo ora ad ascoltare i resoconti di molti testimoni che hanno perso molte comodità, convenienze, ed in diversi casi le loro vite, allo scopo di capire pienamente la vera grandezza del nostro mondo, un mondo vastamante più spettacolare di quanto riconosciuto ufficialmente. Nella prefazione di THREE YEARS OF ARCTIC SERVICE, il sottotenente Adolphus Greely dell'Esercito Americano esprime lo stupore della spedizione della sua Signora Franklin Bay verso le strane condizioni che hanno sperimentato nel lontano nord:
Prima di mettere a fuoco il nostro mondo, guardiamo brevemente ad alcuni nostri interessanti confinanti nello Spazio. Il noto astronomo Percival Lowell esprime commenti sulla pagina 33 di MARTE: :
La tentazione di pensare a questa fascia blu come acqua deve essere evitata perché se ci fossero davvero prodigiosi volumi di acqua, l'arida superficie marziana sarebbe frequentemente percorsa da molti alvei antichi che s'incrociano. Questi alvei sono perennemente asciutti. Invece quello che osserviamo realmente è l'effetto ottico di vaste masse di nubi che si spostano lungo il profilo curvo delle aperture polari marziane. L'esterno di Marte sperimenta cambiamenti delle stagioni; l'interno non lo fa. Il grado con cui la combinazione di atmosfera e temperatura variano al polo, dove climi differenti convergono, determinerà l'ammontare con cui l'immenso anello si manifesterà ai telescopi terrestri. Essendo inconsapevole della reale -configurazione di Marte, Lowell naturalmente credette che questa fascia polare blu doveva essere acqua condensata in cupole. In questa assunzione, sebbene incorretta, lui mostrò la sua saggezza. Diversamente dalla politica del nostro governo, ha riconosciuto assolutamente che il polo di Marte non può essere biossido di carbonio. Pagina 81:
Robert Powers segnala in: MARS: OUR FUTURE ON THE RED PLANET: Thomas McDonough dice in SPACE: THE NEXT 25 YEARS
In THE GREATEST CHALLENGE: The Incredible Adventure and Splendid Destiny Man in Exploring Space Martin Caidin osserva che
Michael Collins, l'eploratore lunare scrive in MISSION TO MARS
John Noble Wilford dice in MARS BECKONS:
Alla pagina 22 di Final Frontier, numero di marzo-aprile 1992, ci sono alcuni commenti sul pianeta più vicino al Sole, Mercurio:
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QUI TERMINA LA PARTE TRADOTTA (le parti racchiuse tra parentesi quadre sono state aggiunte per chiarezza; per il resto si è resa una traduzione quanto più letterale possibile e dunque non ho alcuna partecipazione al contenuto): potete continuare a leggere l'articolo inglese, oppure cercare di elencare i punti che vi sembrano sbagliati (oppure pretestuosi e fuorvianti), precisandone la ragione.
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